
STORIE DI SUCCESSO...UMANE clic.
DI SEGUITO SONO STATE RIPORTATE A TITOLO ESEMPLIFICATIVO ALCUNE STORIE VERE DI PAZIENTI, CHE IN QUESTI ANNI DI PROFESSIONE HO POTUTO SEGUIRE E CURARE CON GRANDE SODDISFAZIONE PROFESSIONALE E UMANA.
ATTENZIONE LE FOTO UTILIZZATE NON APPARTENGONO IN ALCUN MODO A FATTI E RACCONTI ILLUSTRATI MA PURAMENTE INDICATI A TITOLO DI RAPPRESENTANZA, COSI COME OGNI RIFERIMENTO A COSE E PERSONE E' STATO ATTENTAMENTE MASCHERATO NEL RISPETTO DELLA PRIVACY



Si presenta in studio una ragazza di 27 anni che non riesce a dare continuità alla sua preparazione per i suoi esami universitari. E’ in forte stato ansioso: trova tutte le scuse possibili per ritardare le sedute di studio e per interromperle, rischiando perciò seriamente di non potersi laureare nella sessione prevista e di veder spostati in avanti i suoi progetti di vita (lavoro, abitazione autonoma, convivenza affettiva, ecc.), con il rischio di perdere autostima e di sviluppare un disturbo depressivo.
Dopo una disamina della sua situazione esistenziale, del suo habitus relazionale e del suo fondo emotivo-affettivo, si opta per una tecnica paradossale strategica di autoresponsabilizzazione: annotandosi giorno per giorno dopo quanto tempo compare il primo impulso a sospendere lo studio, la paziente è lasciata libera di sospenderlo. In tal caso però non potrà più riprenderlo prima di un’ora. Con questa semplice tecnica e con la registrazione progressiva sia del disagio di doversi mettere a studiare sia dei vari impulsi ad interrompere lo studio, la paziente giunge presto a dare continuità alla sua preparazione completando gli esami in circa tre mesi. Il caso è risolto in dieci sedute, e la terapia prosegue poi su altri focus.
Una signora di 48 anni, nubile, accusa un problema di anedonia successiva ad un intervento chirurgico: non riesce più a trarre emozioni positive dalla sua vita nonostante un lavoro soddisfacente, interessi diffusi ed un buon numero di rapporti sociali. Il suo disturbo depressivo, valutato di forma lieve, viene curato sia con tecniche logoterapeutiche (=mettere ordine tra i propri valori, significati e scopi) che cognitive, mediante le quali la paziente apprende a controllare e a trasformare i pensieri automatici responsabili del suo abbassamento dell’umore.
Ricalibrato il suo sistema esistenziale grazie all’assolvimento di una serie di compiti che le erano stati prescritti, la paziente si dimostra velocemente in grado di prendere iniziative soddisfacenti che rialzano il suo umore e la mettono contemporaneamente in grado di utilizzare al meglio le tecniche del controllo del pensiero, risolvendo il caso in sole sette sedute.
Un artigiano di 35 anni, celibe, convivente con la madre, porta in studio un disturbo ansioso-depressivo moderato ma presente in lui da lunga data. Educato ad una religiosità rigida e sessuofobica, non ha mai avuto una relazione di alcun genere con l’altro sesso.
Dopo aver indebolito le sue resistenze con tecniche logoterapeutiche e con la Terapia della Realtà dirette a confrontarsi nel modo più oggettivo possibile con le sue convinzioni etiche più limitanti, viene accompagnato ad individuare in se stesso nuovi centri di significato che rendono congruo e soddisfacente il suo sistema di valori; questo viene effettuato mediante l’assegnazione di compiti quali il contattare amiche, colleghe, ex compagne di scuola, ecc.
Debitamente sostenuto, il paziente intraprende dopo poche sedute la sua prima relazione affettiva nella quale sperimenta l’interazione della propria identità sessuale con l’universo femminile e inizia a riacquistare fiducia in se stesso come persona e come uomo.



Un tecnico di ventisei anni si presenta con aria dimessa denunciando un disturbo del pensiero tipicamente ossessivo-compulsivo: ha frequenti pensieri ed immagini di estrema violenza, che contrastano singolarmente con la sua figura inoffensiva e depressa. Sottoposto ad ipnosi regressiva l’inconscio del paziente si apre: nel suo passato infantile e adolescenziale è stato più volte provocato, picchiato e sbeffeggiato davanti ai suoi amici o compagni di scuola, senza nessuna responsabilità da parte sua e senza che egli mai riuscisse, sbigottito, a reagire.
Dopo avergli inizialmente lasciato trasformare in Oniroterapia il ricordo di quei fatti in modo da fargli sperimentare la sua reattività, per mezzo della terapia cognitiva il paziente apprende poi a confutare la sua necessità attuale di reagire con il suo disturbo a fatti lontani ai quali non aveva saputo reagire e per i quali non si era mai perdonato.
Per estinguere il suo disturbo gli viene prescritto, con la terapia cognitiva, di registrare tutti i suoi tentativi di porsi in modo assertivo-propositivo (e quindi di saper dire dei “no”) e non passivo di fronte alle richieste dei superiori, dei genitori e della partner. Il suo tono dell’umore, la fluidità dell’eloquio e la stessa postura si modificano velocemente. Il trattamento vene concluso con una seduta di ipnosi transpersonale nella quale, grazie alla precedente stimolazione della sua notevole intelligenza emotiva, giunge a perdonare i suoi offensori di un tempo e a lasciar andare via per sempre tutti i suoi risentinenti. Dopo undici sedute la sua relazionalità è migliorata in modo deciso e il suo stato di soddisfazione è quanto mai evidente.
Un’ impiegata quarantottenne, con un tentato suicidio nell’adolescenza ed afflitta da tempo da forti e ricorrenti pensieri ossessivi autopunitivi, originati sia da numerosi rimpianti e recriminazioni relativi al suo passato giovanile sia dal timore di poter sviluppare malattie o di avere incidenti nel futuro, viene curata con Oniroterapia e Logoterapia. Queste tecniche vengono utilizzate riferendosi anche agli insegnamenti di determinati filosofi e maestri spirituali, significativi per la paziente, allo scopo di far emergere le qualità migliori della paziente stessa, con cui poi lavorare per depotenziare il suo disturbo.
La forte e resistente intransigenza della paziente con la se stessa del passato viene così debellata dopo dodici intense sedute, ma ne occorrono altre per rendere durevoli i risultati assegnandole determinati compiti. La terapia prosegue poi con l’Ipnosi ricondizionante e con l’Ipnosi transpersonale sui pensieri ossessivi relativi alla paura del futuro, incidendo su di essa solo in misura parziale. Dopo parecchie altre sedute l’umore di fondo è migliorato, il rapporto con il partner è migliorato e la paziente esercita il suo lavoro in modo più fluido e funzionale, ma si dice non del tutto soddisfatta circa i suoi pensieri disfunzionali sul futuro. Necessitando la paziente di un ausilio farmacologico per potenziare i risultati ottenuti, il terapeuta concorda con la stessa di sciogliere la terapia suggerendole la via dell’integrazione psicofarmacologica indirizzandola dallo psichiatra.
Un ragazzo trentenne, lavoratore precario, si presenta in stato di ansia acuta, in preda ad un disturbo depressivo maggiore ricorrente e ad una visibile astenia malgrado due anni di psicoterapia; anche la sedazione psicofarmacologica cui è sottoposto dal medico non ha sortito alcun effetto. Nato indesiderato da una famiglia altamente litigiosa e problematica, ha sviluppato grossi problemi affettivi e relazionali nei confronti della famiglia e dei fratelli e la conseguente ricaduta di una scarsa autostima, rivelando all’anamnesi un’età evolutiva trascorsa all’insegna della paura, della colpa e della vergogna che gli hanno sempre provocato notevoli ostacoli in campo affettivo e sessuale. Vive inoltre il divorzio dei genitori come tradimento materno.
Appare però in possesso di una notevole sensibilità umana e intelligenza morale, che vengono utilizzate per mobilitare la sua progettualità autonoma: sottoposta a trattamento logoterapeutico esce di casa e va ad abitare da solo; mediante l’Oniroterapia impara a contrastare le ingiustizie cui è da sempre fatto oggetto dai famigliari e gradualmente apprende ad accettare i limiti dei genitori e a “lasciarli andare” dentro di sé.
Con l’Ipnosi regressiva la sua memoria inconscia espelle poi il ricordo di un umiliante trauma sessuale subìto nell’infanzia. Apprende da quel momento a tenere sempre più testa ai famigliari e i suoi sogni, dinamizzati dall’Ipnosi, rilasciano altre memorie inconscie su altri trattamenti ingiusti ed umilianti subìti in famiglia durante l’infanzia, dopodiché i sogni si fanno belli e leggeri, tanto che lo psichiatra gli scala più volte gli psicofarmaci.
Dopo diciassette sedute il disturbo depressivo è in remissione totale e l’ansia è superata grazie al fatto che il paziente ha scoperto di essere in grado di fare cose prima insperate, tra le quali l’aver iniziato una nuova relazione affettiva, vivendo così un aumento dell’autoefficacia e dell’autostima. L’astenia è invece superata solo parzialmente, ma le condizioni economiche non gli permettono di procedere ulteriormente con la terapia. Il “saldo” della terapia è comunque nettamente positivo.


Un giovane impiegato, affetto da cefalea in serie (mal di testa cronico) rivelatosi resistente a qualsiasi trattamento medico, denuncia una forte recrudescenza del suo disturbo in seguito alla morte improvvisa del padre. E’ arrabbiato e addolorato con lui per “averlo lasciato”, denuncia frequenti scatti d’ira ed avverte anche un vago senso di colpa.
Dall’anamnesi risulta che, dopo il lutto, il soggetto ha dovuto “tenere duro” per motivi famigliari, impedendosi praticamente di piangere e di elaborare il lutto stesso.
Sottoposto a seduta ipnotica per favorire il suo rilascio emotivo ed elaborare emotivamente il lutto esprimendo il dolore, emerge nel paziente un forte senso di colpa causato da incomprensioni pregresse con il padre stesso, tanto da avergli fatto sviluppare nel subconscio il rimorso per averne “provocato” in qualche modo la morte con il suo precedente risentimento verso di lui. Attraverso un esercizio oniroterapeutico di “scambio di persona” con il padre, il paziente giunge all’insight (comprensione) della liceità dei comportamenti paterni (da lui erroneamente scambiati all’epoca come malevoli), grazie al quale riesce a perdonarlo e a “lasciarlo andare” in Oniroterapia: il superamento del risentimento gli permette di iniziare ad elaborare del lutto, a rinunciare alla rabbia e infine a perdonarsi. Tramite l’Ipnosi transpersonale viene poi definitivamente spezzato il connubio simbolico colpa-mal di testa facendo finalmente “comunicare” il paziente con il padre. Dopo sole quattro sedute le cefalee e gli scoppi d’ira sono scomparsi ed è subentrata nel paziente una gradevole sensazione di chiarezza e di leggerezza.
Un giovane professionista si presenta denunciando svariati sintomi di ordine fisico, tra i quali frequenti episodi lipotimici (vertigini), ripetute otiti e infiammazioni alla gola da riflusso gastroesofageo . Il paziente ha escluso con adeguati esami clinici la presenza di affezioni o danni all’apparato auditivo e sospetta cause psicogene sottostanti.
Si esaminano gli stati emotivi connessi ai sintomi fisici: emerge che con l’otite cerca di “tapparsi le orecchie” per non sentire le espressioni con cui i genitori lo investono troppo spesso delle loro aspettative senza rispettare i suoi tempi, mentre con la vertigine esprime le sue difficoltà con i giudizi altrui (che gli tolgono “terreno sotto i piedi”; si tratta del confronto che subisce con la sorella, più affermata e “saggia”). Il suo stomaco infine cerca di espellere quanto di emotivamente sgradevole è costretto ad "ingurgitare" in famiglia.
Dopo avergli diagnosticato una depressione somaticamente mascherata, si sottopone il paziente a Training Autogeno per smorzarne l’eccessiva risonanza emotiva che si sta scaricando sui suoi organi-bersaglio. Si aggiunge alla formula del plesso solare una formula atta a contrastare il riflusso gastroesofageo: “Stomaco tranquillo e asciutto”.
Quando la reazione riflessa del T.A. comincia a consolidarsi, si passa all’Oniroterapia con la quale si inizia a ristrutturare i vissuti del soggetto con tutte le figure famigliari: i genitori e la sorella. Compaiono reazioni di rabbia di fronte alle loro incomprensioni nei suoi confronti. Viene invitato ad esprimere con chiarezza i suoi effettivi pensieri e stati d’animo a ciascuno di loro fino a quando la loro immagine fantasmatica comunica che finalmente lo stanno prendendo sul serio.
Bonificato il sottofondo emotivo con i familiari, si effettua intervento Ipnosomatico per ricondizionare positivamente il funzionamento degli organi-bersaglio. La decodificazione delle emozioni ingorgate nella gola e il trattamento fantasmatico con l’immagine di luce colorata, unitamente alla consegna di unire alle formule del T.A. la formula “gola fresca”, porta rapidamente al miglioramento delle faringiti, mentre gli altri sintomi iniziano a migliorare decisamente dopo che in Oniroterapia il paziente ha simbolicamente restituito ai genitori un sacchetto con dentro tutti i condizionamenti da loro ricevuti.
Dopo le undici sedute preconcordate, i sintomi del paziente sono scomparsi.
Francesca è una lavoratrice autonoma 29enne, poco soddisfatta del suo lavoro, che si definisce troppo condiscendente verso gli uomini, salvo poi sentirsene poco considerata e quindi incollerirsi con loro. Richiede trattamento con Ipnosi Regressiva.
Riferisce di incubi ricorrenti aventi come oggetto chiese e monasteri, nonché due episodi infantili: all’età di due anni si mise a piangere e a protestare vivamente quando sua madre le fece ascoltare un disco di musica classica religiosa; e a dieci anni litigò con forza con la maestra, che imponeva in classe preghiere collettive e canti di “vicende tristi”, rifiutandosi da allora di frequentare la chiesa. Nella prima regressione riferisce l’immagine angosciosa di una cattedrale in cui lei, nelle vesti di una ragazzina quattordicenne in un ambiente seicentesco, canta in coro con altre sue compagne. La sua famiglia l’ha consegnata lì, ospitata ma non benvoluta dalle suore, costretta a prendere i voti benché possa restare a capo scoperto. E’ felice solo quando canta, ma subisce le attenzioni lascive dell’organista. Sa che non se ne potrà più andare. Muore molto giovane per un’epidemia, dopo molte altre sue compagne. Riferisce di essere stata condizionata in quella (presunta) esistenza che “non si può fare sempre quello che si vuole”, da cui la condiscendenza attuale dovuta all’atteggiamento rassegnato di quella subpersonalità presente nell’inconscio.
Il giorno dopo la prima seduta ipnotica fa un sogno: è in una casa del primo Novecento e deve accudire una vecchia che vive in una stanza chiusa; la vecchia però grida, impreca e traccia segni di croce su di lei facendole premonizioni di sofferenza e di morte. L’ecclesiofobia viene così nuovamente stimolata, accoppiata alla paura di un destino avverso.
Nella seconda regressione si ritrova nei panni di una prostituta nell’Ottocento, ceduta dai genitori alla tenutaria di una casa di tolleranza a causa della loro povertà estrema. E’ fiera della sua autonomia economica ma al tempo stesso triste e rassegnata per dover passare tutta la sua vita in quel luogo. Riesce comunque a fare “carriera” e a divenire a sua volta tenutaria. Muore alcolizzata a cinquantadue anni, per infarto. Era presente la volitività, ma anche la netta sensazione di non essere padrona del suo destino, e la rassegnazione per dover dire sempre di sì agli uomini.
Nella terza regressione l’inconscio della paziente rivive l’ipotetica vita di una madre di famiglia gravemente ammalata e lungodegente, che vive in una camera al piano superiore di una casa. Tutto il senso della sua vita consiste unicamente nel sentire le voci e i rumori dei familiari che provengono dal piano di sotto. Muore cieca all’età di quarant’anni, apparentemente piena di benevolenza e di comprensione verso i famigliari. Ancora solitudine e ineluttabilità, a metà tra accettazione e rassegnazione.
L’emersione di questi drammi comunque presenti nel suo inconscio, essenzialmente costituiti dalla privazione dell’amore (dei genitori o di un uomo), dalla solitudine e dalla costrizione in situazioni immodificabili, fanno da sfondo alle sue attuali reazioni contraddittorie nei rapporti con l’universo maschile, consentendo di fare chiarezza sulla dinamica delle sue emozioni: utilizzando gli strumenti oniroterapeutico e logoterapeutico vengono quindi incisi i suoi remoti complessi in modo da modificare in modo apprezzabile le sue reazioni prima eccessive e risolvere in modo maturo un rapporto affettivo ormai “trascinato”.
Dr. S T E F A N O B O V E R O
C O L O G O
PSI
C O T E R A P E U T A